Le strade piangono

La strada, intesa sopratutto come teatro di attività criminali, è strettamente collegata allo sviluppo della cultura Hip Hop. Fra gli ”originator” non a caso troviamo Afrika Bambaata, ex membro della gang del Bronx Black Spades.

L’Hip Hop rappresenta un mezzo di evasione dalla strada, ne narra le ”gesta” per denunciarle, sperando nel successo musicale così da uscirne. Tutto ha avuto inizio per questo motivo, per evadere da una situazione difficile.

Non a caso con Afrika Bambata nacque la Zulu Nation, un’organizzazione per promuovere la pace fra le gang, facendo sfogare le rivalità con l’arte piuttosto che con le pistole.

”pace, love, unity and having fun”

motto Zulu Nation

Negli anni il rap e la cultura Hip Hop si sono evoluti, raggiungendo vette inaspettate ed evolvendosi in altro. Le espressività del rap sono infinite, l’adattabilità di questa arte, sia da un punto di vista lirico che tecnologico (mi riferisco alle operazioni in sede di produzione). Ciò nonostante il legame con la tradizione a volte può essere forte. La necessità di mostrarsi duro, furbo e forte dalle prime battle fra mc nei block party è un’elemento quasi imprescindibile in questa cultura.

Non è un caso quindi che, nonostante la varie possibilità di espressione della cultura Hip Hop, il rap sia diventato popolare soprattutto grazie alle sonorità ed alle liriche dure, orgogliose ed aggressive, del gangata-rap e quindi legato alla strada.

Solo a cavallo fra gli anni 80 e 90 con l’arrivo dei Native Tongues qualcosa si smosse. Quest’ultimi rappresentavano un collettivo di vari artisti (Joungle Brothers, De La Soul, Queen Latifah, A Tribe Colled Quest) il cui intento era quello di portare gioia e coscienza. Con loro l’Hip Hop divenne, inclusivo e cosciente. I vari membri dei Native Tongues non ebbero paura di dare spazio alle donne (cfr Ladies First) o semplicemente di di essere se stessi, afroamericani nel sound come nell’estetica, a tal punto da sostituire le iconiche collane d’oro con accessori di legno ed espliciti richiami all’Africa.

”il nostro scopo era educare la gente. c’erano troppe circostanze, che fosse al latin quarter o nel quartiere, che finivano con sparatoria, risse e pugnalate”

Hip Hop Evolution S2 EP4, Netflix

Il contesto storico e sociale che smosse le coscienze di questo collettivo è ben chiaro nelle parole di Mike Gee (Jungle Brothers) nel documentario di Netflix. Oggi si potrebbe ripetere una situazione del genere?
Oggigiorno la violenza è ovunque, la si può ritrovare nelle parole di politici (o presunti tali) come nelle periferie delle città. Se in Italia con l’arrivo del Corona Virus sono stati presi d’assalto i supermercati, negli States è toccato ai negozi d’arma da fuoco. Oltre oceano la situazione è esasperata, se da un lato c’è grande ricchezza dall’altro grande povertà.

La storia è ciclica e nonostante grandi progressi in vari capi scientifici alcune situazioni non cambiano, e non si tenta di farlo. Le strade americane, ma non solo, probabilmente non hanno smesso di bruciare, altrimenti i testi della trap o della drill sarebbero diversi.

Ma oggi qualcosa potrebbe smuoversi, come con l’arrivo dei Native Tongues. Seppure non si tratti propriamente di rap, due brani rilasciati nell’ultimo mese lasciano ben sperare, per un cambio di rotta: Mustafa – Stay Alive e RMR – Rascal

https://www.youtube.com/watch?v=BN9yJaMxeJg

Seppur non appartenenti a nessun collettivo neonato e geograficamente molti distanti questi due brani hanno molto in comune. Come mostrato dal video l’immaginario di strada è il solito, ma a cambiare è il suono talmente inusuale da sembrare un meme.

Le strade ora piangono e musicalmente mostrano la loro debolezza. Che posso essere l’inizio di una ”nuova wave”?

”show me a better way”

RMR – Rascal

Pubblicato

in

da

Tag: