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Il fenomeno del legal fake, purtroppo però non è alimentato solo dalla furbizia ma anche e soprattutto dall’ignoranza e dalla fiducia del consumatore. Quest’ultimo, magari non un vero appassionato del genere, compra un prodotto legal fake perchè sui social ha visto il suo rapper preferito con una maglia simile, con la stessa stampa e scritta, ignorando totalmente il mondo nascosto dietro di essa. I social purtroppo hanno ampliato il raggio d’azione dello streetwear, ma hanno lasciato dietro il suo bagaglio culturale. Questo fa si che i legal fake si diffondano sempre di più e che ad essi si affianchi un altro tipo di fenomeno: quello dei brand parassiti, ancora peggio. – mangia pane a tradimento –
Basti pensare a Pray Haute Couture e Santo, i cui loghi sono un’appropriazione impropria delle mani in preghiera simbolo di Drake (che a sua volta richiama l’arte Medievale), oppure a Make Money Not Friends, non è altro che una copia di Fifty Karats, per la maggior parte dei capi, ma anche di Supreme.
Si tratta di fenomeni, che non dureranno a lungo e che soprattutto non segneranno la storia dello streetwear, se non in negativo. Fenomeni nati dal Dio denaro e non dalla passione. Per fortuna in Italia c’è chi tenta di ridare onore allo streetwear, brand come South Fresh Clothing, Iuter, Fugazi, … ma la loro sfortuna è probabilmente quella di essere onesti.





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